giovedì 15 giugno 2017

La più capitale delle controversie: a primer

Pubblichiamo una introduzione di Saverio Fratini al dibattito sulla teoria marginalista del capitale pubblicata sulla gloriosa rivista Critica Marxista, che ringraziamo unitamente all'autore. Il tema è molto difficile (anche per me!), ma Fratini ci aiuta a farcene un'idea. Per i più giovani, l'invito è a cimentarsi con questa tematica, a mio avviso la ragione (analitica) più forte per non dirsi marginalisti. Fratini è docente a Roma 3.
 
Fratini, S.M. 2016. ‘La teoria del capitale a cinquant’anni dal dibattito tra le due Cambridge’. Critica Marxista, 4-5, pp. 64-71.

La teoria del capitale a cinquant’anni dal dibattito tra le due Cambridge.
di
Saverio M. Fratini

Ricorre quest’anno il cinquantesimo anniversario del simposio “Paradoxes in Capital Theory”, pubblicato nel 1966 sul Quarterly Journal of Economics, nel quale furono presentati i risultati di una controversia scientifica che era in realtà iniziata alcuni anni prima, con la pubblicazione, nel 1960, del libro di Sraffa Produzione di Merci a Mezzo di Merci.

lunedì 12 giugno 2017

THE EU CRISIS AND EUROPE’S DIVIDED MEMORIES

Pubblichiamo d'accordo con la rivista "Ricerche Storiche" l'estratto di un'importante intervista a tre noti intellettuali, G. Eley, L. Paggi e W. Streeck. Ringrazio il prof. Spagnolo e Leonardo Paggi  per l'onore. Speriamo a breve in una traduzione in italiano.

THE EU CRISIS AND EUROPE’S DIVIDED MEMORIES



Excerpts from an interview by C. Spagnolo (Univ. Bari) with Geoff ELEY, Univ. of Michigan (G.E.), Leonardo PAGGI, Univ. of Modena (L.P.), and Wolfgang STREECK, Max-Planck-Institut für Gesellschaftsforschung, Köln (W.S.), to be published in “Le memorie divise dell’Europa dal 1945”, monographic issue of the Journal "Ricerche Storiche", n. 2/2017.



domenica 4 giugno 2017

Le solide radici ricardiane dell'alternativa al marginalismo.


Risultati immagini per David RicardoUn bell'articolo di Manfredi De Leo sul bicentenario dei Principi di Ricardo. Questa è la versione finale, una versione preliminare è uscita su  il manifesto, 03.06.2017 (il quale ha naturalmente ignorato la versione finale). Il titolo sotto è di De Leo.


1817-2017 Arsenale Ricardo
Manfredi De Leo

Nella gelida Europa della Restaurazione, mentre l’ancien régime prova a soffocare la marea populista – così la chiamerebbero oggi – scatenata dalla Rivoluzione Francese, viene alle stampe nel cuore di Londra un’opera a suo modo sconvolgente, i Principi di Economia Politica di David Ricardo. Era il 19 aprile 1817. “Il sistema di Ricardo è un sistema di discordie che tende a generare ostilità tra le classi sociali e tra le nazioni” tuonerà nel 1848 l’economista americano Carey, che denuncia Ricardo come il padre del comunismo ed il suo libro come “un vero e proprio manuale del demagogo, che punta al potere attraverso ruralismo, guerre e saccheggi”.

martedì 23 maggio 2017

Dalla moneta parallela al fango sugli economisti

Mentre da noi il dibattito sulla moneta parallela è continuato raggiungendo anche le alte sfere della politica (si fa per dire), ci siamo lasciati sfuggire quanto dichiarò Dimitris Papadimitriou - già presidente del Levy Institute e sostenitore della proposta - all'atto del suo insediamento a Ministro dell'economia del governo Tsipras (una carica peraltro piuttosto inutile). 
Qui sotto la dichiarazione che rilasciò il 7/11/2016 (fonte attendibilissima: ekathimerini). Traduco solo le sue affermazioni più rilevanti:

<The new Economy Minister Dimitris Papadimitriou officially assumed his role on Monday in a handover ceremony with his predecessor Giorgos Stathakis, pledging to focus on attracting much-needed foreign investments.Papadimitriou, an economist who has lived for many years in the USA, indicated that statements he made during his academic career regarding the possibility of a parallel currency for Greece were "a mistake." "Until last week I was an academic. Academics can say many things.
However, when they are called upon to implement a program, they see that some things they have said may have been wrong."

"There is no parallel currency for Greece and nor will they be one, at least for this government," he added.
The administration's goal, he said, was to attract investments, always in the context of euro membership and with respect for European institutions. 
Greece's "comparative advantage" is that it offers stability as a Eurozone member state, he said.
"We are rolling our sleeves up from today and we will try to reduce the ailments that are obstructing growth," Papadimitrious said. >
["Fino alla scorsa settimana ero un accademico. Gli accademici possono dire molte cose. Tuttavia, quando sono chiamati a attuare un programma, essi vedono che alcune cose che essi hanno detto posso essere state sbagliate. Non c'è moneta parallela per la Grecia e né ce ne sarà una, almeno con questo governo"


Naturalmente si potrebbe infierire sulle altre affermazioni: obiettivo del governo è di attrarre investimenti esteri; la Grecia si sta rialzando; rispetto per euro e istituzioni europee. Non meritano ovviamente molta considerazione. Ci appare invece significativo che questo signore rinneghi una proposta sbandierata fino al giorno prima come risolutiva dei problemi. Questo sembra confermare l'obiezione politica di fondo sollevata da molti alla proposta della moneta parallela: all'atto pratico è per lo meno ingenuo voler far fessa l'Europa con un escamotage. Di questo si è reso evidentemente conto Papadimitriou. Meglio tardi che mai. Ci appare tuttavia gravissimo che l'abbia fatto gettando discredito sulla professione degli economisti presentandoli come inutili personaggi che vivono fuori dal mondo e avanzano proposte irrealistiche. Poteva limitarsi a dire che la proposta era giusta, ma che non v'è attualmente spazio politico (già una bella ammissione dei suoi limiti, comunque). Crediamo che con queste affermazioni l'unico a essere caduto nel discredito è il sig. Papadimitriou.
(ringrazio il collega Stavros Mavroudeas dell'Università di Macedonia per la segnalazione, restando ogni responsabilità dl post completamente mia)

giovedì 11 maggio 2017

Crisi di bilancia dei pagamenti o mancato intervento della BCE? Ancora sulla natura della crisi europea.

 Ultimo capitolo del dibattito sulla natura della crisi europea.

The nature of the eurocrisis. A reply to Febrero, Uxò and Bermejo


Sergio Cesaratto
DEPS, USiena
Abstract
Febrero et al. (2017) criticise the balance of payments (BOP) view of the EMU crisis. I have no major objections to most of the single aspects of the crisis pointed out by these authors, except that they appear to underlie specific sides of the EMU crisis, while missing a unifying and realistic explanation. Specific semi-automatic mechanisms differentiate a BOP crisis in a currency union from a traditional one. Unfortunately, these mechanisms give Febrero et al. the illusion that a BOP crisis in a currency union is impossible. My conclusion is that an interpretation of the Eurozone troubles as a balance of payments (BOP) crisis provides a more consistent framework. The debate has some relevance for the policy prescriptions to solve the eurocrisis. Given the costs that all sides would incur if the currency union were to break up, austerity policies are still seen by European politicians as a tolerable price to pay to keep foreign imbalances at bay - with the sweetener of some ECB support, for as long as Berlin allows the ECB to provide it.
Keywords
European economic and monetary union, ECB, balance of payment crisis, Target2, Euro
Jel Codes
E11, E12, E42, E58, F32, F33, F34, F36, N24

venerdì 21 aprile 2017

TARGET2 - Conoscenze necessarie due (molto wonkish)


Sui Quaderni di Siena trovate un logorroico paper su TARGET2. Voleva essere divulgativo, l'ottava lezione del libro ((la settima, sul vincolo estero, è qui nel blog), ma non so bene se ci sono riuscito - in verità è una serie di appunti per me, ma che condivido.

Una nessuna centomila – Le molte verità di Target2


Abstract

Questo saggio è indirizzato principalmente (ma non esclusivamente) a un pubblico non-accademico, e in questo senso è un proseguo delle Sei lezioni, anche nello stile. Metto tuttavia questo pubblico (e non solo) a dura prova. Le note sono utilizzabili anche a scopo didattico. Dopo aver spiegato cos’è Target 2, si fanno tre casi in cui insorgono passività Target 2, mostrando come queste ultime abbiano la natura economica di un debito. Per questa ragione, nel caso di un’uscita di un Paese dall’euro (o di una rottura di quest’ultimo) e di una mancata regolazione di quelle passività, i Paesi creditori subirebbero una perdita nella loro ricchezza nazionale netta. Questo non vuol dire che questi debiti non possano diventare oggetto di negoziazione, anzi questo sarebbe molto probabile. Una appendice contiene una rassegna critica di alcuni interventi sulla stampa e in rete relativi alle recenti dichiarazione di Draghi in merito. Commenti e integrazioni sui probabili errori e imprecisioni sono più che benvenuti. “Se mi sbaglio mi corrigerete”

 

 “I saldi Target ...hanno trasformato la Germania nel ‘negozio della cuccagna’, un negozio dove si può tranquillamente comprare e segnare tutto sul conto, senza dover mai pagare la fattura al proprietario” (H.W.Sinn, 2017)
Ho visto le menti migliori della mia generazione rompersi la testa su Target 2 (T2). Che una piattaforma elettronica su cui si svolgono le nostre operazioni di pagamento bancarie possa assurgere da arcani manuali tecnici alle pagine dei quotidiani, sembra sorprendente. L’ha fatto nel 2011, quando il più influente economista tedesco, Werner Sinn, sollevò la questione, e di nuovo recentemente dopo alcune dichiarazioni di Draghi (2016). Anche un bambino può capire cos’è T2; più complesso è interpretare il suo ruolo in una unione monetaria in tempi di crisi (e il rischio per tutti di dire sciocchezze è elevato).
prosegue qui

giovedì 6 aprile 2017

Il disastro economico dell'Argentina di Macri



Gli amici (sraffiani) Alejandro Fiorito e Andres Lazzarini rispondono a un articolo tanto elogiativo quanto superficiale sull'Argentina di Macri. Grazie a loro per aver accettato la mia sollecitazione ed a Econopoly per la pronta pubblicazione. Andres ha uno splendido libro sulla Controversia sula teoria del capitale (University of Pavia Press, si riesce a farne il download)

“Ni es cielo, ni es azul” (“Non è ne cielo, ne azzurro”) 

 Alejandro Fiorito & Andres Lazzarini[1]

 
Il titolo appartiene a un tango chiamato “Maquillaje” di Homero Expósito. E ci viene sempre in mente quando leggiamo articoli come quello di Michael Boye (Econopoly 24 marzo 2017), dove l’autore sostiene a proposito della nuova Argentina di Macri: 

“La nuova amministrazione ha ottenuto risultati significativi nella trasformazione della vecchia economia corrotta e protezionista, gettando le fondamenta per iniziative “business friendly” capaci di stimolare la crescita futura.” 

Seguendo l’impostazione di “gossip” che più piace allo establishment, a dire la verità il governo Macri piuttosto che “trasformare la vecchia economia corrotta”, si è distinto sulle copertine delle riviste internazionali per gli scandalosi casi di corruzione per i cosidetti “Panama Papers” e - anche se meno conosciuto – per il caso della compagnia aerea Avianca dove il governo ha ritirato dalla compagnia di bandiera rotte nazionali a favore di compagnie private “amiche”. Dunque, ben lungi dalla “trasformazione della vecchia economia corrotta”, il governo Macri ne è stato nei fatti un approfondimento.